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Questo articolo è stato scritto da stefano stravato

La comunità urbana e i suoi percorsi condivisi

Negli ultimi 10 mesi ho iniziato a usare molto di meno l’auto per i miei spostamenti urbani. In realtà ho scoperto che tutti usiamo l’auto relativamente poco: in media la macchina resta ferma 23 ore al giorno (Henning Sussebach – Die Zeit)! Io posso permettermi questo lusso: vivo a 8 minuti dall’ufficio, il quartiere offre i servizi di cui ho bisogno, i collegamenti pubblici con il centro sono ottimi.

Quando usi meno l’auto percepisci di più il senso e le dinamiche della comunità urbana la quale è data non solo dai suoi punti di aggregazione, ma anche e soprattutto dai percorsi condivisi che compie per raggiungere questi punti. Un esempio di comunità urbana l’ho vissuto a Lyon durante l’intenso week end della fantastica Fête des Lumières: largo quanto le strade che percorreva, il magmatico flusso era composto da gente accomunata da cose che non t’aspetti uniscano tanto. Tutti presi dallo stupore per lo spettacolo di luci e suoni che si rinnovava a ogni angolo e piazza, oppure dalle grandi pedalate sui  Vélo’v (le bici in sharing) o ancora dai sorrisi, dalle chiacchiere, e dagli itinerari scambiati spontaneamente.

Oggi facciamo soprattutto percorsi individuali e autonomi per raggiungere punti di aggregazione collettiva. Percorsi che paradossalmente ci rendono ipocomunicativi e ipoconnessi in un mondo sempre più integrato. Credo invece che i percorsi condivisi assumeranno maggiori dimensioni e investiremo molto di più in essi.

Certo, oggi viviamo un momento difficile: di ritorno a casa sono stato accolto da una dura trasmissione sulla crisi torinese.

Quello che immagino in questo contesto è una comunità urbana con un suo linguaggio specifico. Sarà sempre più uno scambiarsi pensieri, idee e azioni in modo intelligente e solidale per superare i problemi comuni, sarà un modo di coltivare il nostro senso di appartenenza e d’essere più vicini agli altri. Vivere il quartiere, trovare collettivamente soluzioni sostenibili come il riciclaggio e lo sviluppo di servizi pubblici innovativi, fare ognuno piccoli gesti per ottenere grandi risultati, come abbassare la manopola del riscaldamento magari in cambio di incentivi, dialogare con i nostri vicini per scoprire dove e come fare acquisti migliori, saranno i primi passi per affrontare questa crisi ed essere parte attiva di una comunità sempre più urbana, solidale e civile.

L’idea di comunità urbana mi fa pensare al futuro in modo positivo.

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