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Questo articolo è stato scritto da stefano stravato

Parole inutili al brand

Ieri mattina, Rodrigo Albesano, ha postato su facebook due immagini diverse ma con lo stesso slogan forward thinking.

Ad usarlo come sappiamo sono state la Apple, qualche giorno fa, in occasione del lancio dell’Iphone 5S e la Fiat, nel 2001, per la Stilo (un breve  articolo di Quattroruote racconta la campagna di lancio internazionale da 200 miliardi di vecchie lire – alla quale hanno lavorato gli ex colleghi di BGS D’Arcy, acquisita poi da Leo Burnett).

Da un’azienda come Apple mi immagino che sviluppo idee solo ed esclusivamente in un’ottica di  forward thinking, da quando è stata fondata. Trovo banale usare questa espressione per il lancio di un prodotto. Mi sembra non aggiunga valore all marca, né stimoli  l’hipster o il manager curioso o lo smanettone.

Questa storia mi fa pensare a quei manager che quando pensano agli slogan non riescono a rinunciare alla parola nuovo o nuova. Oppure che usano la formula «nuovo + nome» per  lanciare una versione successiva dello stesso prodotto (facelift, redesign, release).

Sarebbe bello curare una rubrica delle parole che non aggiungono valore al brand e anzi, gli tolgono inutilmente spazio.

PS: sarò di parte. Però secondo me per la Fiat, questa campagna fatta nel 2001 aveva un grande senso, è stato un peccato che l’azienda non abbia saputo starci dietro e il prodotto sia stato sostituito nel 2007 dalla Bravo. Così ha voluto il destino. Per consentirmi di lanciare il primo blog automotive d’Europa, Quellichebravo.it, il 19-12-2006, insieme a un sacco di belle persone…