idee

Notizie e carrozze. Il futuro del giornalismo italiano, dopo un tweet

Ho letto un tweet relativo a un nuovo incarico di un tale presso una prestigiosa rivista italiana. 140 caratteri che uniscono auguri personali a una notizia utile per chi come me se l’era persa. Ottimo. Immagazzino la notizia e vado avanti. Qualcosa non torna.
Ci ripenso. Formalmente il tweet è sbagliato. La rivista è italiana, ma anche globale. Ha un profilo twitter globale e poi quelli locali. Chi ha scritto gli auguri ha usato l’italiano e menzionato il profilo globale. L’errore secondo me sta qui. Poca roba, davvero. Però è stato commesso da un giornalista che ha un ruolo importante.

Questo piccolo incidente mi ha fatto tornare su una riflessione che vorrei qui condividere. Il problema è una generazione di giornalisti non nativi digitali che ha troppe difficoltà con questa “novità” dell’informazione digitale.

Il tema non sono i giornali, di carta o digitali, ma l’informazione. Faccio un parallelo con la mobilità. Quante società ferrotranviarie hanno saputo interpretare il nuovo paradigma della mobilità investendo nell’automobile? Quanti ingegneri della Ford o della Fiat, all’inizio del secolo scorso, venivano dal mondo del trasporto su rotaia?

La domanda cruciale è capire chi ci fornirà le notizie in futuro. Io credo che per il lettore la fonte perderà importanza. Auto o treno, bici o tram, l’importante è arrivare a destinazione. Testata storica o aggregatore di news, dove andrò a cercare con fiducia le notizie domani? Quali testate sapranno rinnovarsi, reinventarsi e quante soluzioni invece arriveranno da formule completamente nuove? In questo scenario non abbiamo locomotive, carrozze e automobili, ma persone che hanno scelto, come mestiere, quello di informarci. Il parallelo diventa complicato.

Io, nel frattempo, ho scoperto che vado sempre meno sulle “testate” e sempre più sugli aggregatori. E voi (soprattutto voi che tornate da Perugia)?

Aggiunta del 7 maggio. Muore Andreotti. Ecco i Tag usati da un noto quotidiano nazionale: morte giulio andreotti, morte andreotti, giulio andreotti dies, giulio andreotti dead, Giulio Andreotti death, giulio andreotti. Anche qui, tag in inglese per un articolo in italiano.

UXd

L’usabilità, secondo Raffaella

Raffaella Roviglioni ha tenuto un webinar super apprezzato per architecta, la Società italiana di Architettura dell’informazione: UsabilitABC, capire e progettare artefatti usabili.
Raffaella ha pubblicato le slide e aggiunto lo speech nota per nota. Ho così potuto recuperare agevolmente l’ottima lezione (me l’ero persa!).
Non lasciatevi sfuggire questa presentazione, è davvero preziosa.

UsabilitABC Raffaella Roviglioni per Architecta from Raffaella Roviglioni

UXd

Tag con la data di scadenza (countdown tag)

tag sono metadati semplici ed efficaci: descrivono un oggetto digitale (notizia, foto, video…) e ne consentono la sua ricerca o organizzazione all’interno di sistemi complessi di informazioni.  L’atto di associare uno o una serie di tag a un  oggetto –  meglio a piece of information per dirla con wikipedia - di solito avviene durante la creazione dell’oggetto stesso. Tag si possono aggiungere o sottrarre successivamente, su queso non ci piove. Però, per quanto mi riguarda,  questa è un’operazione artigianale, che faccio successivamente se ho il bisogno di “aggiustare” al meglio una serie di pezzi affinché soddisfino esigenze specifiche.

Countdown 3

By jovike John Keogh http://www.flickr.com/photos/jvk/

Quello che mi è successo oggi mi fa pensare che alle volte i tag potremmo programmarli con una data di scadenza che ci permetterebbe di decidere quando farli sparire da aree di senso che debbono accogliere pezzi più freschi, e dunque più utili a chi cerca e naviga. Mi spiego meglio.
Read more…

UXd

La cassetta degli attrezzi UXd, per il web marketing manager

Ieri sera ho tenuto il secondo seminario di Architecta, la Società italiana di Architettura dell’Informazione.
La prima puntata, condotta da Rainwiz, era sul responsive content.
Io mi sono occupato della relazione tra UXd e marketing e ho provato a capire quali sono gli strumenti e i deliverable che un web marketing manager può prendere dalla cassetta degli attrezzi di uno User eXperience designer.
Per capire meglio quali argomenti trattare e come ho fatto vera e propria (magari, meglio una sorta di!) user research. Dieci giorni prima del webinar ho somministrato un questionario all’aula.
II risultati sono stati utili sia per costruire i deliverable, ad esempio le Personas, sia per individuare le aree del web marketing che gli iscritti avevano più a cuore. Eccole:

  • social media management
  • lead management
  • change management

Il campo di interesse si è dunque allargato, toccando argomenti come il marketing di prodotto e l’organizzazione aziendale.
Non è stato facile tenere tutto insieme in 45 minuti e alla fine non ho potuto rispondere a tutte le domande.
Ho dato ancora un ritocco alle note della presentazione perché l’esposizione risulti più chiara.
Fatemi sapere cosa ne pensate e fate pure le vostre domande.

Come diventare un web marketing manager migliore, grazie allo UXd from architectaIA

PS: Questa presentazione comincia dalla slide 9, se volete godervi anche il prequel dovete tornare alla prima slide!
PPS: dimenticavo di ringraziare tutte le persone implicitamente o esplicitamente citate durante il webinar e il team di UXd che mi ha aiutato a preparare il webinar, fotografato durante il consueto progress mattutino.
#Standup meeting #agile #uxd #starwars heroes  master Yoda, Darth, R2-D2, imperial stormtrooper

storie

La crisi, l’innovazione e il commercio tasca a tasca! (via @umbex)

Uno di quegli articoli  freschi e sintetici che fotografano un passaggio importante e che consiglieresti di leggere ad un amico.
H-Farm di Roncade, la manifattura hi-tech

«Il mondo si sta trasformando grazie agli oggetti che ormai abbiamo, tutti, in tasca. Compreso il commercio: negli anni Ottanta andavi dal casoin (il negozio di alimentari, ndr) che ti conosceva, sapeva i tuoi gusti, ti suggeriva il prodotto nuovo da assaggiare. Poi è arrivata la grande distribuzione, si è allargata l’offerta, ma la qualità dell’esperienza utente è crollata, è diventata impersonale. Internet e smartphone possono farla ritrovare, perché le nuove tecnologie ti riconoscono, ti seguono. Questo significa cambiare l’intera dimensione del commercio, il ruolo dei negozi e di chi ci lavora, la filiera delle consegne a domicilio, e non è un caso se Google ha appena investito in BufferBox, una compagnia nata per facilitare le consegne».

Time of Grwoth

Foto di Julpi rilasciata sotto licenza CC | http://www.flickr.com/photos/julpi/5410789908/

storie, UXd

Poste Italiane, TicketOne e il service design perduto

La prima volta, più di un anno fa, non avevano ancora attivato il servizio, eppure sul sito di ticketone  quell’ufficio postale era indicato. L’addetto mi disse di passare la settimana dopo. La seconda volta, un mese dopo la prima, la scena è stata la stessa.

Oggi, una signora che chiacchierava con un’amica, abbastanza sbrigativamente, mi ha confermato che sì,  «è tutto attivo», ma l’accesso al portale di ticketone ce lo ha solo una sua collega, che ora non c’è. «Sa dirmi quando posso tornare?» le chiedo paziente. «È in malattia». «Quindi?». «Non saprei, ma può provare in un ufficio più grande, a Ostiense» .

Io immagino i manager di ticketone e di poste, a fino anno, controllare costi e benefici della loro partnership. I numeri, su grande scala, saranno buoni.  Eppure due organizzazioni con tale reputazione debbono affidarsi a mezzi più sofisticati per affinare e perfezionare il servizio e avere utenti davvero soddisfatti. Credo potremmo parlare di service design.

Ad esempio  avere un meccanismo di monitoraggio automatico dei log-in degli operatori e dei biglietti emessi dalle varie sedi locali potrebbe fare loco capire se c’è o meno un interruzione del servizio e che danno, tale interruzione, può portare alla loro immagine. E di lì, cambiare i processi organizzativi non sarebbe cosa malvagia. In bocca al lupo.

cinema

Torino film festival, sabato 24 novembre

Programma ideale:

Ore 9:00 Massimo, sala 1. No. (è il titolo) di Pablo Larrain. Un pubblicitario cileno si oppone alla campagna presidenziale di Pinochet. Da vedere.
Ore 11:30, massimo 1. Holy motors di leos carax
Ore 14:30, Lux, sala 1. Final cut. Ladies and gentleman di g. Pàlfi, Ungheria. Film di solo montaggio di scene prese da altri film. Che fai, ancora ci pensi? Dai su, ti conservo il posto.
17, Lux 1. 11/25 The day Mishima choose his own fate. Di Wakamatsu, Giappone. Film sulle ultime due giornate di vita del grande poets Mishima. 120′ di puro film festivaliero.

LA PAUSA dalle 19 alle 22:15 da spendere in un posto buono per una cena sul presto o aperocena. Non ho tante idee, suggerimenti sono ben accetti.

Ore 22:30, Reposi 1. The lords of Salem di Rob Zombi. Horror movie, per un gran finale di giornata

note

Metro Roma, dove la clientela parla solo italiano

Roma, metro B, un giorno di lavoro qualsiasi.
Sto aspettando il treno da più di 15 minuti. Non è cosa abituale. Un freddo annuncio avvisa che a causa di un “guasto tecnico” il servizio è rallentato.

Punto.

Non è dato sapere quanto sia rallentato. Non viene dato alcun consiglio su scelte alternative. E soprattutto l’annuncio è dato due volte di seguito e ripetuto anche ogni minuto.

Un gruppo di persone vicino a me inizia a guardarsi facendo la faccia a punto interrogativo. Facce da nord Europa. Non comprendono gli annunci, non trovano conforto nei tabelloni luminosi e nelle TV che danno solo spot. Gli annunci sono solo in italiano.

Nei 15 minuti di attesa alzo lo sguardo dal libro che sto leggendo e ho tempo di guardare i monitor pubblicitari in banchina: tra gli spot scorgo un avviso alla clientela: c’è un pronto soccorso alla fermata Anagnina. Ottimo. Ma la domanda è: clientela a chi? Ma ancora con questa storia della clientela? Noi siamo cittadini, italiani ed europei che fruiscono di un servizio pubblico. Siamo viaggiatori. Lavoratori. Studenti. Turisti.
Clienti, no.
Anche questa è Roma Capitale.

di che pasta sei?

Appunti per fare un buon caffè (by Andrea)

Oggi Andrea, il mio barista, mi ha dato alcuni consigli per fare un buon caffè con la napoletana.

la Napoletana - omaggio a Eduardo

Tutto sta nel capire quanto tempo il caffè ci deve mettere per «uscire». Per la napoletana ipotizziamo 2 minuti. «Se ci mette troppo tempo il caffè ce lo beviamo freddo». Stabilito questo tempo ideale, per rispettarlo bisogna trovare il grado di macinatura giusto. Facciamo un primo tentativo. Se il tempo necessario è minore di quello previsto vuol dire che l’acqua passa troppo in fretta, la macinatura ha una grana troppo grossa, e allora bisogna macinare più fine. Al contrario, se ci mette  più di quanto vorremmo, scende troppo lento, vuol dire che la macina è troppo fine, e bisogna diminuire la grana.
Per essere più raffinati in questa ricerca della macinatura ideale e trovare stadi intermedi  possiamo mescolare al caffè macinato un po’ di  zucchero o di cacao: il primo renderà più veloce la discesa dell’acqua, il secondo più lenta.
Non gliel’ho chiesto, ma questi consigli, credo, valgano per l’espresso e per la napoletana. Per la moka ricordo di aver letto controindicazioni a usare lo zucchero. Al massimo potete passare a chiederglielo di persona, se vi trovate a Roma tra la Garbatella e Eataly all’Ostiense. Anzi chiamatemi, una buona sfogliatella (o pastierina) e un caffè del Gran Bar, in via Usodimare 30 a Roma, ve li offro con piacere.

 

storie

Find your inner peace (Internazionale a Ferrara)

Il cortile del castello era gremito di ragazzi che andavano «A scuola di futuro» partendo dalla conoscenza radicata e profonda di  Tullio de Mauro, stimolato dalle domande di Annamaria Testa. Tutto bello. Ma ciò che davvero ha rapito la mia attenzione sono stati alcuni manifesti usati per coprire le impalcature di lavori in corso, prese tutte da Jeremyville Community Service Announcement, che ovviamente esiste da una vita e che io ho scoperto solo ieri.

Questo è dedicato a chi ha visto il concerto del Boss a Firenze: